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La lezione del mare - 3

 

Cena sugli scogli, è ora di salutare quella distesa d’acqua che ci ha accolti e abbracciati e che ancora ci culla, con lo sciabordio delle onde… ne arriva una, tremo, sembra forte, finiremo completamente bagnati? E invece no. Gli scogli assorbono l’urto, usano la forza dell’onda per risolverla in un mulinello. Calma.

Non conta la forza del tuo avversario, se sai usarla a tuo vantaggio.

Non conta la forza delle avversità, se la tua casa è costruita sulla roccia.

Il terzo dono del mare.

 
 
 

La lezione del mare - 2

 

Conversazione tra mamme; ne colgo uno stralcio, passeggiando con la dolce metà sul lungomare: “Arrivo a sera distrutta: alle 11.00 devo portare il primo figlio in piscina, alle 15.00 il secondo a tennis…”. Penso che la signora sia casalinga. E condivido con il marito una riflessione: spesso si fanno confronti tra mestieri… ma l’oggettività non conta, conta come vivi il tuo lavoro. Quello della casalinga può essere il lavoro più duro, se così è vissuto, se ogni cosa diventa un problema, un ostacolo… così come qualsiasi altro mestiere può essere il più leggero, se ti realizza, se lo vivi con impegno e passione… Morale? Scegliete sempre di assecondare le vostre passioni, vivete ogni esperienza con passione. Il secondo dono del mare.

 

 

[casalinga+distrutta.gif]

 

La lezione del mare - 1

 
Due giorni rubati, tra turni, esami e moduli da compilare, due giorni al mare, per riappropriarci di noi… e basta saper ascoltare, per imparare…Conversazione tra bimbe. Una corre nell’acqua, si tuffa… l’altra esita: “Come fai a tuffarti subito?” – chiede. “E’ la regola dell’allegria! Quando sono al mare mi sento allegra, così riesco a fare tutto!”.
La regola dell’allegria, il primo dono del mare.
 
 

 

Ritrovarsi...

 

E’ finita la scuola, quella più vera, quella con i ragazzi… E, dopo le corse, le carte, i numeri, ricomincio a riappropriarmi del tempo.. ricomincio con un libro, un libro anonimo, di quelli per passare il tempo senza troppe complicazioni/interferenze PROFessionali, Il Codice Del Quattro; ricomincio con un CD, Per brevità chiamato artista, di Francesco De Gregori… Non anonimo e ricco di quelle interferenze con la vita di ognuno in cui ritrovarsi, raccontarsi; ritrovare gli snodi e la quotidianità: la quotidianità di dolori, speranze, lotte di Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra:

 

Ogni giorno c’è un pezzo di strada da macinare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
E una lacrima che sa di pioggia e che sa di sale
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra

Ti aspetterò così come si dice che si deve fare
In ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
E non sarò mai troppo stanco di stare a aspettare
Un altro giorno di pioggia che Dio manda in terra

E non c’è niente di stabilito tutto può cambiare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
E non esiste un cavallo sicuro su cui puntare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra

Ogni giorno metto in tavola qualcosa da mangiare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
E certe volte non trovo parole per ringraziare
Per ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra

E ognuno cerca di fermare il tempo e il tempo non si sa fermare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
Ognuno cerca di passare il tempo e il tempo si vede passare
In ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra

A volte mi sento come un prigioniero da liberare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
Ma non ci sono sbarre e non c’è modo di scappare
In ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra

Ogni giorno c’è un pezzo di strada da ritrovare
Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra
E una lacrima da benedire e da conservare
Per tutti i giorni di pioggia che Dio manda in terra

 

Ritrovare gli snodi e le scelte, quelle che hanno fatto di te quello che sei:

 

Ci sono posti dove sono stato
Posti dove non tornare
[…]

certe stanche stanze...
Dove discutono di poesia
Di architettura e di democrazia
Ascoltami...
Parlare e lacrimare insieme
Parlare e lacrimare insieme...

 

La scelta: insegnare… insegnare a vedere e apprezzare la vita in tutti i suoi colori, nelle sfumature più sottili, nei contrasti… far sviluppare senso critico e, con esso, uno sguardo attento alla vita che salvaguardi la capacità dei ragazzi di stupirsi e di interrogarsi al di là del cinismo di un mondo adulto che spesso censura la meraviglia; la capacità di costruire, su queste basi, esistenze che sappiano vivere e cercare e, al contempo, sottrarsi a quelle tristezze pericolose e maligne (…) che si portano tra la gente, per soverchiarle col ru­more; come malattie, che, se vengono trattate superficialmente e in maniera sconsiderata, fanno solo un passo indietro e dopo una bre­ve pausa erompono tanto più paurosamente; e si raccolgono nell’intimo e sono vita, sono vita non vissuta, avvilita, perduta, di cui si può morire (Lettere ad un giovane poeta di R.M.RILKE).

 

Continuiamo a provarci… Godendo anche delle pause, cullati da questa musica che spazia dal classico al country, dal rock alle antiche nenie popolari… mai banale, come la vita.

 

 

 

 

 

 

 

Vita in vaso

 
Quest’anno, il primo di matrimonio, finalmente ho potuto realizzare un mio piccolo sogno: l’orto sul balcone. Sin da quando ero piccola ho immaginato di coltivare da me insalata, pomodori, zucchine, fragole… anche in vaso, perché no? Così, questa primavera, complice un adorabile, collaborativo marito, ho fatto incetta di vasi, terra, semi e piantine e mi sono messa al lavoro! 
Oggi il balcone è un tripudio di verde… e non solo! I primi frutti fanno capolino tra le foglie!
Osservandoli mi sono trovata a pensare che, in fondo, quel balcone rappresenta una metafora della vita; di alcune esperienze abbiamo già assaporato i frutti: le fragole rosse e succose della primavera; altre ci accompagnano quotidianamente, come basilico, rosmarino, menta… talvolta per questo sono trascurate, nonostante sia loro il sapore e il profumo della quotidianità; poi ci sono i frutti attesi della vita, vegliati ogni giorno con ansia crescente: i pomodorini che, ancora verdi, occhieggiano  sui rami… Le sorprese: chi si aspettava che i fiori di cetriolo fossero così profumati? E, già, anche le delusioni: i miei poveri peperoni attaccati dagli afidi L… delusioni, contro cui, tuttavia, lotti fino alla fine!
Infine c’è la bellezza della vita, quella senza un fine altro, in sé perfetta e che dà un senso a tutto: l’Amore… la prima rosa rossa…
 
 

I vantaggi della pioggia...

 
Dopo un mese (o forse più) di pioggia pressoché ininterrotta, occorre ricordarli per iscritto, visto che far mente locale ogni mattina diventa sempre più difficile (sigh, sob, grunt)… Così, da una fedelissima al gioco della felicità di Pollyanna, ecco qui i vantaggi della pioggia:
1.      Posso correggere le ultime verifiche, lavorare a medie, programmi, relazioni finali senza troppi rimpianti (e alternative);
2.      allo stesso modo (spero) gli “studenti dell’ultimo minuto” non saranno distratti nella loro volata finale al recupero e i maturandi potranno prepararsi senza distrazioni per l’Esame di Stato (ci siamo capiti??!);
3.      posso ancora concedermi senza boccheggiare un piatto di pasta e lenticchie (de gustibus…);
4.      posso ancora non  boccheggiare (e dite poco? Al primo timido raggio di sole si palesa l’inconfondibile afa padana e sembra di trovarsi nel pieno della foresta pluviale!);
5.      le zanzare non hanno ancora fatto significativa comparsa!!!!
6.      non devo innaffiare tutte le sere le piante sul balcone (un contributo ai  lavori domestici!);
7.      e infine… il profumo dei fiori è intenso come non mai sotto la pioggia… l’avete mai notato?
 
 
 

"Le cose che piacciono a me"

 

 

…Prati verdi, cieli pieni di stelle,
gocce di pioggia sul verde dei prati...

...Sciarpe di lana, guantoni felpati,
più che il sapore il colore del tè,
ecco le cose che piacciono a me.

Torte di mele, biscotti croccanti,
bianchi vapori dai treni sbuffanti,
quando ti portano a letto il caffè,
ecco le cose che piacciono a me.

Tanti vestiti a vivaci colori,
quando ricevi in regalo dei fiori,
le camicette di bianco piquet,
ecco le cose che piacciono a me.

Se son triste, infelice, e non so il perché,
io penso alle cose che amo di più
e torna il seren per me.

Il miagolare che fanno i gattini,
ed il sorriso di tutti i bambini,
la cioccolata che è dentro ai bignè,
ecco le cose che piacciono a me.

Un bel quaderno appena comprato,
un fazzoletto che sa di bucato,
una gallina che fa coccodè
ecco le cose che piacciono a me.

Biondi capelli su un viso abbronzato,
pane arrostito con burro spalmato,
quando si ride ma senza un perché
ecco le cose che piacciono a me.

Se son triste infelice e non so il perché,
io penso alle cose che amo di più
e torna il seren per me.

 

 

Pupanna mi ha invitato a scrivere le sei cose che preferisco fare… e a me è venuta in mente questa canzone, tratta dalla versione italiana del film “Tutti insieme appassionatamente”… Ecco… Amo riscoprire ogni giorno la bellezza nelle piccole cose che mi circondano: sapori, odori, frammenti di realtà che ricordano come sia preziosa e unica la vita; amo trascorrere il tempo con le persone a me care: ridere, scherzare, passeggiare, parlare di tutto, fare progetti; amo il mio lavoro, insegnare; amo cantare, soprattutto in coro, e suonare; amo leggere e scrivere; amo cucinare; amo andare in bicicletta; amo conoscere, imparare, scoprire, capire; amo entusiasmarmi, in tutto quello che faccio, amo Amare… Sono andata un po’ oltre… ma anche questo parla di me, no?

 

 

 

 

 

 

Gubbio

 

Ponte del primo maggio, qualche giorno lontani da tutto, nuovi orizzonti per riappropriarsi del tempo… di questa pausa mi resteranno il profumo di miele della nostra casetta, quello del bosco e delle passeggiate sotto le frasche, aroma di brace e carne alla griglia, tartufo, ambrosia, notte in montagna…

Il verde del grano sulle pendici dei colli, l’oro già estivo delle pianure, il rosso acceso dei papaveri nei campi, quello caldo e antico di tetti e palazzi…

Le passeggiate tra storia e natura, le marmellate di pere e di prugne, la triplice corsa intorno alla fontana, la patente di “matti di Gubbio”, i ceri, le grida festose e il silenzio rapito, le strade di Assisi, la commozione e la preghiera…

Le strade umbre piene di buchi, le file interminabili in autostrada, le risate ad ogni ora, le nostre lotte con i millepiedi, le foto, tantissime, per catturare ogni scorcio e momento, i progetti reali e immaginari, l’agnello alla scottadito e la grigliata più buona mai mangiata, le crespelle con ricotta e ortica, l’accoglienza cordiale e i volti sereni di gente in vacanza...

E un Amore sempre più grande.

 

 

Primavera

 

Non ci si può sentire esclusi dalla bellezza del creato, in primavera… anche tra l’asfalto, nelle crepe in cui la città si ritira di pochi millimetri, ecco che la natura prorompe: distese di margherite, foglie appena nate che brillano di verde, incuranti dello smog, merli che, sulla sommità di camini e antenne, gorgheggiano il canto d’amore al nuovo giorno o alla sera che avanza… E la pioggia, anche la pioggia, ha un nuovo profumo, di terra e d’estate, di risveglio, di fiori, un nuovo ritmo, irregolare, impetuoso o sottile ma non più monotono e grigio come quello invernale… La terra si risveglia, la campagna si allaga per ricevere il riflesso del cielo… E appaiono le rondini, frecce in danza all’orizzonte…

 

 

Resurrezione

 

Tutto è salvo

niente è perduto

tutto è redento.

Noi, con le nostre debolezze, con i dubbi, le mancanze,

con la nostra umanità

nella nostra umanità

resi eterni, sacri

da un Amore

Incondizionato

 

 

 

Oltre il confine

 

Qualche giorno fa la prima “passeggiata di primavera” in bicicletta, in dolce, dolcissima compagnia…

 

13032008(077) 

 

Insieme, sui pedali, abbiamo varcato il confine invisibile oltre il quale la città diventa campagna… Ad unire i due mondi, quel nastro di asfalto sempre più stretto sotto le nostre ruote:

 

                                                                                  13032008(116)

 

E’ stato bellissimo, tra cascine, fossi, la promessa d’estate di campi arati di fresco e di un cielo traboccante di luce e d’azzurro, raggiungere un paesino a 11km di distanza, uno di quei luoghi in cui il tempo non ha smesso di scorrere ma procede amico, armonico, col ritmo lento delle stagioni… ci siamo diretti al circolo, l’unico bar del posto -facce anziane segnate dal sole e dalla terra come i campi intorno- sorridendo nel rivedere le stesse biciclette di un anno fa parcheggiate all’esterno: bici d’altri tempi e immortali grazielle; in un rito noto  e complice abbiamo comprato due lattine  e siamo usciti a passeggiare, armati di cannuccia, per le vie del paese, immaginando una vita alternativa, passando in rassegna in pochi minuti anni, mesi e stagioni… Anche i discorsi appartengono a quei posti… Poi siamo rimontati in sella, le gambe più pesanti sulla via del ritorno, il cuore rigenerato e felice, desideroso di catturare ogni scorcio di quel mondo -così vicino, così diverso-oltre il confine …

Nella casa del Padre

 

Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo

 

Ne avevo conosciuto la storia e il carisma solo qualche settimana fa, attratta dalla bellezza delle sue parole… Oggi è morta Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari, e il mondo è un po’ più triste… È stato bello sapere di lei quando ancora era qui, testimonianza tangibile di santità per chi troppo spesso è sordo all’Amore; ora è tornata alla casa del Padre ma le sue parole e le sue opere restano: eredità per tutti e nutrimento dell'anima.

 

 

" Hai mai visto
come in una strada abbandonata,
ma accarezzata dalla primavera,
spunti l'erbetta e rifiorisca, senza tregua, la vita ?
Così é dell'umanità che ti circonda,
se tu trascuri di guardarla con l'occhio della terra
e la ristori col raggio divino della carità.
L'amore soprannaturale nel tuo animo
é un sole,
che non ammette sosta al rifiorir della vita.
E' una vita,
che fa pietra d'angolo nel tuo angolo di vita.
Non occorre altro per sollevare il mondo,
per ridonarlo a Dio."
 
                                                                                  

                                                                                

 

Scoperte

 
Oggi, grazie a Fausto, ho scoperto questa bellissima canzone di Rosanne Cash... La musica commuove, il video fa capire quanto grande sia il dono della vita, quanto sia bello accettarne ogni giorno le sfide, lasciare eredità d'amore, far venire al mondo...
 
 
 

Non c'è peggior cieco...

 

«Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». (da Gv 9,1-41)

 

Un incontro che cambia la vita, riempie l’anima…

 

Mi emoziona

Pensare

Sapere

Credere

 

Un incontro, al di là di mille sofismi

 

Mi emoziona

Amare.

 

Non servono domande fine a se stesse nella ricerca della verità, basta guardare…
Le tre sfide (di Berlicche)

Era una bella mattina, e il sentiero si snodava tra i pini. Il filosofo camminava, e mentre camminava pensava.
"Ma insomma, di questo Dio, che prova ho? Dicono che è onnipotente, che ha creato il cielo e la terra, ma sono solo fandonie, chiacchere...Non esiste un Dio del genere. Se esistesse, dovrebbe rivelarsi a me; se veramente amasse gli uomini, e volesse salvarmi come dicono i preti, allora dovrebbe accogliere la mia sfida...la sfida che io gli lancio. Se mi esaudirai, Dio, io crederò in te!"
Il filosofo aprì le braccia, alzò la testa e urlò: "Dio, fatti vedere! Mostrami tutta la tua potenza!"
L'eco del suo grido si spense lentamente. Una coppia di uccellini lo commentò con un vivace ciangottìo e volò via, nell'aria tersa. Tutt'intorno le montagne continuarono ad innalzarsi indifferenti e i pini a stormire leggeri nella brezza profumata dei fiori primaverili, che ricoprivano i prati d'intorno come un manto. Lo studioso cercò nel cielo un segno, qualcosa, ma questo rimaneva ostinatamente azzurro e sereno. Niente sembrò cambiato all'occhio del filosofo.

"Ecco, si disse, avevo ragione. Dio non risponde alla sfida. Ma - pensò il filosofo, avviandosi verso le quattro case del vicino borgo - io so essere generoso, e quindi voglio dare a Dio un'altra possibilità. Se non può rivelarsi personalmente, magari può mandarmi un santo. Ecco quello che ci vuole. Un santo: lo conoscerò e gli farò le domande su Dio a cui la divinità non vuole rispondere di persona. Quindi, Dio: se ci tieni veramente a salvarmi, mandami uno dei tuoi, un santo: se me lo manderai io crederò in te!"
Il filosofo si guardò attorno, ma non v'era nessuno. Solo una vecchierella, seduta accanto alla soglia della sua povera abitazione, filava la lana biascicando non si capiva quale filastrocca con la bocca sdentata. Nessun santo veniva per il sentiero, e anche la chiesetta era chiusa, serrata. Forse, aspettando qualche minuto...
La giornata era calda e il filosofo era già sudato per il gran pensare. "Signora, scusi, avrebbe un po' d'acqua?" La vecchierella interruppe la sua occupazione, si alzò a fatica ed entrò in casa, uscendone poco dopo con un bicchiere d'acqua fresca. Il filosofo lo prese, mormorando un ringraziamento. Lo sorseggiò, continuando a guardarsi in giro. Non arrivava nessuno. Finì l'acqua, e restituì il bicchiere alla vecchietta in attesa. "Grazie, buona donna. Arrivederci".
"Che Dio la benedica", gracchiò l'anziana, rientrando zoppicante in casa. Il filosofo guardò l'orologio. Si stava facendo tardi, inutile aspettare ancora. Occorreva arrendersi all'evidenza: Dio aveva fallito anche la seconda prova.

Il sentiero portava all'antico ponte in pietra, che si diceva eretto dal diavolo. Superstizioni, ovviamente: come Dio non esisteva, anche il diavolo era una invenzione, pensò il filosofo. Però, per esserne proprio certo, avrebbe lanciato la sua terza sfida a Dio. Se Dio non era stato capace di rivelarsi, e neanche di trovargli un santo, forse con un dannato la cosa sarebbe riuscita. Ecco, quindi, la terza richiesta: Dio, se esisti, allora fammi vedere un dannato. Una di quelle creature infelici che ti sono distanti, ti disprezzano e che sono destinate all'inferno, rifiutando la tua salvezza. Magari la vista di uno di quei miserabili potrebbe convincermi della tua esistenza. Un dannato, su questo ponte: in modo che, vedendolo, possa credere in te."
Il filosofo salì sul ponte. Si guardò a destra, si guardò a sinistra: nessuno. Sul ponte c'era soltanto lui. Guardò anche in basso, verso il torrente che in quel punto scorreva tranquilllo, e l'acqua gli rimandò la sua immagine corrucciata e nient'altro.
Il filosofo sospirò. Come prevedeva, Dio non aveva raccolto neanche questa sfida. Si avviò verso l'albergo, fischiettando più leggero, cancellando dalla sua mente l'idea balzana di una divinità che parla all'uomo.
Senza rendersi conto che Dio aveva risposto a tutte e tre le sfide.  

 

 

W la bicicletta!

 
Video eccezionale, trovato per caso in rete e che "racconta la bicicletta"... nella mia città!
 
 
      

Voce di poesia

 
Scrivo poco di attualità. Mi sembra di assecondare una moda, un condizionamento occulto che farebbe perdere genuinità a questa mia finestra sul mondo; preferisco che lo sguardo sia “mio”, una realtà di scorcio, talvolta quotidiana, sempre meditata, in cui il mondo e l’attualità si affacciano, sempre, ma come discreti riflessi.

Faccio un’eccezione, forse non del tutto, riportando questa intervista alla poetessa Alda Merini: intensa voce di donna, voce di poesia... Non potrei trovare parole più belle.

merini

DI LUCIA BELLASPIGA
Avvenire, 17 febbraio 2008

Bestemmie che lasciano senza parole. Così la poetessa Alda Merini, 'reclutata' insieme ad altre dieci 'donne autorevoli' come firmataria di una lettera pro aborto (titolo 'Il Papa oscurantista contro le donne e contro la scienza', in uscita nel prossimo numero di Micromega e già abbondantemente reclamizzata), prende radicalmente le distanze dal testo e, anzi, nega di averlo mai sottoscritto.

«Mi ha telefonato una voce femminile e mi ha chiesto se sarei stata d’accordo con un appello a favore delle donne e dei loro diritti fondamentali. Ho risposto che ovviamente i diritti vanno salvaguardati, ma non ho firmato alcunché e d’altra parte mai mi sognerei di annoverare l’aborto tra i diritti. Semmai posso arrivare ad accettare che sia una dolorosa necessità in casi davvero estremi, ma figuriamoci se Alda Merini, la cui biografia è tutto un inno alla maternità, chiede la pillola abortiva libera alla portata delle ragazzine... ».

Dunque nessun appello ai partiti del centro-sinistra?
Figuriamoci, se c’è una cosa che proprio non conosco è la politica!
Io non parlo di cose che non conosco... L’errore della politica è proprio questo, vuol parlare di cose che non sa e che non le competono, come la vita e la morte di un figlio.

La lettera parla di 'offensiva clericale contro le donne', di una 'vera e propria crociata bigotta'...
Non è un mistero che la Chiesa in passato è stata anche più che bigotta nei confronti delle donne, per secoli cacciate, esorcizzate, viste come demoni. Ma questi sono gli errori degli uomini, Cristo invece è andato loro incontro, le ha amate, una delle colpe che lo ha portato alla crocifissione è di aver parlato con le donne quando ancora era loro vietato toccare i testi sacri, di aver accolto le peccatrici dando scandalo ai farisei. Della Maddalena ha fatto la sua discepola diletta, la prima che lo vide risorgere. E, per tornare ai nostri giorni, Papa Wojtyla ha abbracciato le donne, ha chiesto loro perdono per gli errori del passato.

Quanto al diritto all’aborto?
Io non giudico una madre disperata che, di fronte all’ipotesi di mettere al mondo un figlio gravemente deforme, non si sente in grado di accettarlo. Non giudico perché posso capire la debolezza umana.
Ma il vero diritto di una donna è quello alla maternità: il figlio è il più grande atto d’amore e il suo mistero resta intatto. L’occasione che la madre dà al suo bambino è ogni volta un miracolo, ed è una bestemmia negare tutto questo in nome di un femminismo che è l’opposto dell’essere femmina, nel senso più alto del termine.

Lei ha avuto quattro figli...
Mi avevano detto che ero sterile, così ho fatto ogni genere di cura, a quei tempi non c’erano che trattamenti termali e poco altro... Fatto sta che grazie a Dio sono diventata madre. Eppure quando aspettavo mia figlia Barbara stavo malissimo, ero stata in manicomio, avevo subìto l’elettrochoc, tanto che un medico mi 'consigliò' di rinunciare alla gravidanza: rifiutai naturalmente l’aborto (clandestino) e lottai con i denti per la mia creatura.
Una vera madre di fronte alle difficoltà non rinuncia al figlio, combatte come una leonessa per lui.
Donne come la Dama Bianca e Mina per la maternità hanno sfidato il mondo, il giudizio della società, perfino il carcere, e i pregiudizi anche da parte della Chiesa, questo è vero, ma io penso che se non facciamo capo alla misericordia di Dio non abbiamo capito nulla.

La lettera chiede anche che ai bambini fin dalle elementari sia insegnata l’educazione sessuale.
Per carità, lasciamo ai bambini i loro sogni, lasciamo che crescano nello stupore. Sarà la vita a svegliarli anche troppo in fretta.

Qual è il suo contro-appello alle firmatarie della lettera, donne famose come Margherita Hack, Dacia Maraini, Fiorella Mannoia, Lidia Ravera? La creazione del mondo si ripete ad ogni nascita, il bambino non si può annientare, nasce da un atto di poesia... Davide Maria Turoldo, quando prese in braccio la mia prima figlia Manuela, mi disse «è la tua poesia più bella». Queste donne se la prendono con la Chiesa, ma io dico che certi rigori invernali sono caduti o stanno cadendo, ora è primavera, tempo di mandorli in fiore. Della Chiesa si può rifiutare l’autoritarismo, non l’autorevolezza.

Morale?
Queste controversie su vita o morte di un figlio mi lasciano senza parole. Noi un tempo ci donavamo al nostro compagno con tutta la dedizione corpo-spirito e il bambino era una benedizione. Non so niente di pillola abortiva o del giorno dopo: non erano di moda... Le donne giovani che mettono in bocca all’anziano certe parole sbagliano, perché noi eravamo ben lontani da questo 'utilizzo' del bambino. Posso soltanto dire che dopo i dolori del parto subito dimenticavo quella crocifissione per gioire della vita nuova. Non sono in grado di dare altri giudizi e sono ben lontana dal fare politica o dall’essere femminista, solo vorrei che tra uomo e donna si stabilisse quell’intesa meravigliosa che si chiama amore, in cui il figlio rappresenta la chiave della verità.

Ritorno sui pedali

 

Dopo cinque giorni a Parigi il rientro a scuola… E mi scopro emozionata nel sollevare il portellone del garage per ritrovare la mia bici, lì, in fiduciosa attesa: rimontare in sella, riprendere la corsa contro il tempo, lacrime agli occhi per il freddo ma sorriso sotto la sciarpa mentre mi intrufolo tra macchine in coda e volti tirati, incorniciati dai finestrini...

 

La bicicletta provoca quello

stesso cambiamento di

stato, che non si può

cogliere se si resta con i

piedi inchiodati a terra. Il

ciclismo è nuotare nello

spazio.

 

Didier Tronchet

Piccolo trattato di ciclosofia

 

 

 

 

Oggi pulizie

 

Fare le pulizie è davvero un duro lavoro, lo “sporco lavoro” per eccellenza… Perché, checché se ne dica, le pulizie non le puoi programmare. La mattina spazzi i pavimenti e la sera stessa sembra che ti abbiano scotennato in casa la fata turchina… Lo so, l’espressione è truce ma, come ho detto, fare le pulizie è uno sporco lavoro… La sera la casa ti pare ordinata, il giorno dopo la legge dell’entropia si mostra in tutta la sua terribile evidenza e non sai da che parte iniziare. Il fatto è che non esistono “grandi pulizie” e “pulizie ordinarie”, queste ultime sono palliativi perché o pulisci tutto o il kipple prolifera.

Eppure un rimedio alla disperazione c’è: offrire. Se lotti contro l’entropia sei destinato a perdere, se quello che fai è un dono per chi ami, tutto diventa più bello; se sei da solo soccombi, se hai vicino chi ti sostiene, anche solo con un sorriso, hai già vinto.  

                                                                                 

                                                                 

 

Ogni vita...

 

Ho ricevuto una mail che mi ha toccato il cuore. Conteneva una poesia, non scritta da una ragazza malata di cancro (vd.), come diceva la catena, ma dallo psicologo dell’infanzia David Weatherford… In ogni caso quel messaggio, questo messaggio che qui trascrivo, mi ha riempito di commozione; non importa quanto duri una vita perché sia significativa, può durare pochi secondi o molti anni, è eterna se si apre all’amore, se è accolta con amore e con il senso, unico, che ognuna racchiude… Grazie a chi ha scritto questa poesia… Finché saremo capaci di tanto, l’umanità avrà speranza.

 

DANZA LENTA

 

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla?

O osservato il sole allo

svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Percorri ogni giorno in volo?

Quando dici "Come stai?"

ascolti la risposta?

Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Hai mai detto a tuo figlio,

"lo faremo domani?"

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere?

Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.

Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, è come un regalo mai aperto . . .

gettato via.

La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica.

 

 

Crescere

 

Come ci si accorge di essere diventati adulti?

La maturità, l’Università, la Laurea, i primi lavori, IL lavoro, il matrimonio: questa è la vita che si snoda, giorno per giorno, sotto i nostri occhi, nelle nostre mani scorre; giorni