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Giorno per giornoConfessioneIl vecchio avanzava incerto nel corridoio. Allo sportello “smistamenti” dell’edificio della Commissione l’occhialuta signorina gli aveva consegnato un biglietto in risposta alla sua richiesta: ufficio 6, sesto piano, corridoio F. Avanzava incerto… Ricordava l’odore d’incenso, le panche di legno e il silenzio, talvolta cullato da melodie d’organo in filodiffusione… Dicevano di aver semplificato le cose, quelli della Commissione, un solo luogo per ogni esigenza, file rapide, efficienza… Si sentiva triste. Al tavolo dell’ufficio lo accolse un funzionario con occhialini e pizzetto. “Prego, si accomodi, mi dica”. “Mah, niente, vede, un tempo si andava…, mi sembrava tutto più facile… beh, il fatto è che… io vorrei confessarmi, ecco, vorrei un sacerdote per confessarmi”. “Certo, capisco… e… mi dica… qual è il suo problema?” Il vecchio non capì, lo metteva a disagio quel funzionario… e quegli occhiali col riflesso… “No, nessun problema, vorrei solo confessarmi…” “Sì, certo, ma… vede, noi della Commissione siamo del parere che sia un’usanza un po’ arretrata… no, diciamo, poco efficace… Provi a dirmi, sicuramente la potrò aiutare …” Il vecchio era disorientato. “Beh, per esempio, vede, la pigrizia… io tendo a rimandare tutto ma so che non è…” “Certo, certo, mi faccia vedere…” Il funzionario si mise a digitare sui tasti, la luce del monitor si rifletteva sulle lenti degli occhiali rendendone indecifrabile l’espressione… “Ecco qui, ero certo di poter risolvere il problema, caro signore…”. Un riflesso delle lenti costrinse il vecchio a distogliere lo sguardo. “Procrastinazione. Ecco come si chiama il suo problema. I nostri psicologi potranno aiutarla. Altro?”. Il vecchio non sapeva cosa fare, la sicurezza e l’indecifrabilità del funzionario lo spiazzavano. “Beh, si vede, sa, la pancetta, con gli anni… è che sono goloso, non riesco a trattenermi….” “Certo, nulla di più semplice –il funzionario non lo fece finire- obesità e sovrappeso, le fisso un appuntamento con il nostro dietologo. Continui”. “Con mia moglie, l’altra sera, ho perso la pazienza… insomma, mi sono arrabbiato”.. “Sbalzi d’umore, ecco fatto, ho aggiornato la sua scheda per l’appuntamento con lo psicologo…” fu la risposta. Il vecchio era stordito, il ticchettio dei tasti… e faceva caldo… “Se non c’è altro, caro signore – sa, i minuti dell’appuntamento stanno per scadere- ecco qui: un’impegnativa per presentarsi da psicologo e dietologo… Era facile, non le sembra?”. Il funzionario si era alzato in piedi e gli tendeva la mano. Il vecchio prese il foglio, non si decideva ad andare via… “Ma… ecco, lei è stato gentile, però… Ecco, io cercavo un prete, perché, sa, io so che sono solo dei vizi, posso migliorare con l’aiuto di Dio, se Dio mi perdona…”. Lo sguardo del funzionario brillò per un attimo, inquietante e cattivo, dietro le lenti: “Caro signore, ora capisco di aver sottovalutato la situazione… Lei, evidentemente, non ha seguito i corsi gratuiti organizzati dalla Commissione; la categoria di vizio è superata da un pezzo. IL VIZIO NON ESISTE. Succede di ammalarsi, non dipende da noi. Ed esistono i condizionamenti. La procrastinazione, per esempio, è l’effetto dello stress della vita cittadina; il sovrappeso? Sicuramente genetico, è metabolismo. Sbalzi d’umore? E’ l’età, e poi, mi scusi… ma lei da quanto è sposato?”. “L’anno prossimo sono cinquant’anni”. “E per forza, allora, la routine, la noia… Guardi, LEI NON HA COLPA”. “Ma, no, guardi, io amo mia moglie e so...”. Ma il vecchio non poté concludere la frase; ad un cenno del funzionario entrarono tre individui in camice bianco. Il caldo era soffocante. Mentre lo portavano fuori dall’ufficio il vecchio sentì le ultime parole del funzionario: “Non si preoccupi, risolveremo anche questo”.
Amore è Fedeltà e LibertàFedeltà non è solo assenza di tradimento. E' rinnovare ogni giorno il nostro sì, la promessa di amare e onorare l'altro ogni giorno della nostra vita a partire dai piccoli gesti che rassicurano, a partire dal desiderio di mettersi quotidianamente in gioco per migliorarsi, a partire dall'attenzione reciproca...
"La promessa della fedeltà è, oggi, la sfida di ogni storia d'amore: fondare la relazione coniugale sulla fedeltà e sulla libertà. Non è possibile separare l'una dall'altra: l'amore, per continuare ad esprimersi in modo fedele, deve poterlo fare nella pienezza del rispetto reciproco e della libertà di rinnovare continuamente il proprio sì. Il modello più vero è proprio quello offerto da Dio: Egli non fa altro che amare l'uomo e amandolo pienamente lo vuole totalmente libero e nella libertà gli rimane fedele, fedele semplicemente all'amore per lui.
Il Signore, amando l'uomo, ha dato origine a un'avventura sublime che si concluderà con la salvezza dell'umanità; l'uomo e la donna, amandosi, danno vita ogni giorno a un'avventura che può dare il senso ad un'intera vita.
Il Signore benedica tutte le nostre storie d'amore, tutte le nostre famiglie e ci insegni ogni volta che siamo nella gioia a cantare il magnificat e ogni volta che cadiamo a risollevarci per rendere conto della speranza che è in noi (ibid.)".
![]() Matrimonio è AccoglienzaLa promessa dell'accoglienza è l'impegno all'ospitalità piena l'uno dell'altro, nel cuore, nel corpo, nell'anima.
Per questo, per compiere questo percorso, è necessario un tempo molto lungo che richiede non solo amore e passione, ma anche volontà, pazienza, tolleranza, tenerezza per i reciproci limiti, fiducia nell'impegno comune, capacità di riprendere il cammino dopo ogni inevitabile difficoltà e momentanea lontananza.
Nel momento della promessa non a caso siamo circondati dalle persone che ci vogliono bene, dai nostri familiari, dai nostri amici, dalla nostra comunità: non si tratta solo di fare festa in tanti, ma piuttosto di comprendere che anche la nostra vita di sposi è legata alla presenza degli altri. E' infatti proprio grazie all'esercizio continuo dell'accoglienza dell'altro che ognuno di noi diventa veramente capace di fare spazio a quel "tu" che il Signore continuamente ci pone di fronte attraverso il volto del nostro coniuge e di tutti quelli che incontriamo nel nostro percorso divita.
La disponibilità reale a incontrare in profondità il proprio coniuge o la difficoltà ad accoglierlo nella sua specificità e diversità ha quindi legami profondi con la capacità che ognuno di noi ha di fare spazio a ogni altro.
(ibid.)
![]() 28 luglio: primo anniversario!Qui di seguito trascrivo gli spunti di riflessione che ci sono stati donati dalla Provvidenza in occasione di questo giorno… liberamente adattati da “Tu e io: un uomo e una donna. Due sposi “qualunque” per ricordare l’essenza del matrimonio: fedeltà. accoglienza, libertà.” di Maria Carla e Carlo Volpini in Noi Avvenire. Genitori e figli.
Siamo tu e io, l’uomo e la donna che si sono scelti e promessi amore un anno fa e che ancora oggi, nello svegliarci ogni mattino e nell’addormentarci ogni sera l’uno accanto all’altra, rinnoviamo quotidianamente quella scelta e quella promessa, perché il matrimonio ricomincia a “farsi” ogni giorno.
Abbiamo condiviso le esperienze più diverse, abbiamo provato i sentimenti più contrastanti, sperimentato le emozioni più forti sia della pienezza che del vuoto, abbiamo conosciuto l’intensità della felicità e l’angoscia del dolore, abbiamo sentito la forza dell’essere in due e la paura di ritrovarsi soli, abbiamo semplicemente vissuto insieme.
Tutto questo non appartiene al passato ma naturalmente ci accompagna ogni giorno, continuando a costruire i fili della nostra vita.
Il giorno del nostro matrimonio, chiamando a testimoni del nostro sì la comunità in cui viviamo e il Signore Dio Padre, ci siamo reciprocamente fatti un giuramento solenne: “Accogliersi come sposi, nella fedeltà per sempre, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, una promessa che da quel giorno ha preso vita… per sempre e un giorno…
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Diritto alla morte?Inutile (di Berlicche)
Ancora un futuro prossimo che spinge una certa visione alle sue illogiche conseguenze...
La grande terrazza panoramica era piena di gente.
"Che ne dici tu, Piero, che arrivi da fuori?" chiese Aldo. "Bè, certamente è una gran bella vista..." replicò Piero, guardandosi attorno. Il suo sguardo fu attirato da una ragazza. Era male vestita, quasi sciatta. Poteva essere stata anche bella, un tempo, ma adesso il viso era grigiastro e sciupato, con gli occhi troppo grandi cerchiati e pesti. Camminava indifferente, strascicando quasi i piedi, e quando qualcuno l'urtava continuava con il suo passo lento senza neanche voltarsi. La vide avvicinarsi alla balaustra. La vista sulla città era spettacolare, da mozzare il fiato. Piero udì che Aldo gli stava dicendo qualcosa, ma lui non gli prestò attenzione: un presentimento gli attanagliava il cuore. La vide arrampicarsi sul corrimano, con difficoltà. Nessuno di quanti le stavano accanto la degnò di più di un'occhiata casuale, nessuno tentò di fermarla. Piero si mise a correre. Alle sue spalle Aldo gli gridò qualcosa, ma andò perso nel rumore del sangue che gli rombava nelle orecchie. Ormai la ragazza aveva scavalcato, e di spalle alla terrazza fronteggiava il vuoto. Lacrime le scorrevano sulle guance. Piero l'afferrò per un braccio. In seguito Piero non rammentò mai cosa disse in quei minuti. La storia della ragazza era miserevole, malattia, soldi, anche amore, certamente solitudine. Piero offrì, promise, perchè una vita era in gioco. La ragazza piangeva forte, ma la mano di Piero non la lasciava. Poi, lentamente si voltò, e Piero la aiutò a scavalcare ancora la balaustra questa volta verso la salvezza.
"Cosa succede qui?"
Un uomo di media statura, occhialini, impermeabile, scarpe lucide e ufficiali - certo un Funzionario - e due uomini in divisa, robusti come armadi, fissavano con ostilità la coppia accanto al corrimano, la gamba della ragazza ancora alzata a superarne il bordo metallico. Un uomo e una donna di mezz'età, indicando Piero e la ragazza, sussurravano concitatamente all'orecchio del funzionario. Questi alzò la mano a tacitarli. "Ho chiesto: cosa succede qui?" Piero sorrise. "Questa ragazza stava...stava per fare qualcosa di disperato. Ma adesso va meglio." Il Funzionario spalancò gli occhi, come se non credesse a quello che aveva appena udito. "Ho capito bene? La...signora...stava per eutanasizzarsi e lei l'ha fermata?" "Ma...certo." Piero appariva perplesso. Alle spalle del terzetto Aldo gli faceva strani gesti, come per invitarlo a tacere. La voce del Funzionario era gelida come i suoi occhi. "E lei ha osato ostacolare la volontà liberamente espressa di una persona?" "Ma voleva uccidersi!" "E con ciò? Non ha tutti i diritti di farlo? Evidentemente ha ritenuto di soffrire troppo per continuare a vivere. O crede di essere inutile. In ambedue i casi, impedirle di interrompersi le funzioni vitali non fa altro che prolungare le sofferenze di un essere umano e causare allo Stato una perdita in tempo e denaro. Questo è inaccettabile. Lei è un pericoloso prevaricatore, un violento." Piero era incredulo. "Ma cosa dite? E' una vita, ha valore..." "Ma certo che ha valore. Per questo per lo Stato - per tutti - sarebbe meglio smettere di pagare quel valore senza avere in cambio niente." Il Funzionario fece un cenno, e i due uomini in divisa afferrarono Piero per le braccia. Il Funzionario si accostò alla ragazza. "Dimmi cara" le sorrise parlando con voce suadente "hai scritto qualcosa per giustificare il gesto che vuoi compiere? Che ne spieghi i motivi?" Lei annuì. "Certo, signore. Un testamento. Ce l'ho qui. Dice ogni..." L'ometto con l'impermeabile annuì. "Allora è tutto a posto." Si chinò è afferrò il piede della ragazza, sollevandolo fulmineamente. Lei ebbe appena il tempo di dire "Ma non..." che, sbilanciata, cominciò a cadere all'indietro. L'urlo sembrò non finire mai, ma terminò anch'esso, con un tonfo nauseante. Il Funzionario si sporse. Il corpo giaceva molto in basso, sul marciapiede. La gente frettolosa ci girava attorno, senza fermarsi. "Ma cos'ha fatto...?" gridò Piero disperatamente, trattenuto a forza dagli agenti. Il Funzionario si permise un sorrisetto. "Ho eseguito la volontà scritta del soggetto. Eutanasia. E' tutto in regola." "Ma aveva cambiato idea!" Il Funzionario fece spallucce. "Le opinioni cambiano, gli scritti restano. Portatelo via." Mentre Piero veniva trascinato verso l'uscita, Aldo si accostò al Funzionario. "Mi scusi, dottore, che cosa gli farete adesso? Non è cattivo, solo un pò arretrato...non conosce la Legge." Il Funzionario lo squadrò freddamente. "La Legge non ammette ignoranza. In ogni caso, da quello che sostiene, il suo...amico...è evidentemente pazzo." Un lento sorriso, che era quasi un ghigno, gli percorse il volto "E i pazzi sono inutili. Un peso per lo Stato e per la comunità". Battè la mano sulla spalla di Aldo. "Al suo amico penseremo noi. Non soffrirà più."
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